Meglio l’inverno

Stamattina, mentre mi dedicavo ad un rituale a cui sono molto affezionata, ovvero riordinare gli armadi per l’autunno in arrivo, far sparire costumi da bagno, riviste e altre cianfrusaglie dell’estate, mi sono riascoltata “Alexanderplatz”, la versione live dei Ministri, a Berlino.

Ero tutta presa dalla mia malinconia adolescenziale, canticchiando quel “…sai che d’inverno si vive bene come in primavera…”, ed ecco che mi riviene a martellare i timpani la solita notizia del tg sulla libertá femminile, sul corpo femminile, sul femminile.  E che palle.

Inevitabile non buttare l’occhio sugli indumenti che mi ostino a conservare, gli elastici consumati, la taglia..non si vede piú sull’etichetta. Eppure sono i miei vestiti, sono cresciuta, ingrassata, dimagrita, mi sono trasferita “n” volte e sono sempre venuti con me.

Sí, lo shopping non é il mio forte, ma é anche vero che le mie estati sono fatte di camicie bianche e pantaloni da cameriera. Non capisco il perché di tutti questi dossier educativi sul rispetto per le donne, quando alla fine della predica di “burkini” si parla. Vestiti, no? Quello che copre tutto, quello che non copre niente, quello che puó passare ma é aderente…Mi ricordo improvvisamente di tutto quel caso mediatico sui jeans, su una ragazza violentata che portava dei jeans e su quanto proprio il fattore “jeans” avesse determinato o meno l’esito del processo che c’era stato.

Non lamentiamoci troppo. Siamo nella civilizzatissima Europa, per le violenze ci sono i processi. Che poi si parli o meno dei pantaloni o della sottana.

Siamo anche nella civilizzatissima Europa in cui, per una ragazza della mia etá, é abbastanza facile trovare un lavoro come barista. Orario flessibile, disponibile nei giorni festivi, giovane e con la classica “bella presenza”. Chiaro, non sono stata figurata con dell’acido, posso far vedere in giro la mia faccia.

Posso presentarla, al meglio possibile, sul mio curriculum, in modo che un’azienda piú che l’altra mi dia un lavoro. Magari un bel contratto “a progetto”o un bel “12 mesi”, giusto per mettermi alla prova, per vedere se sono una che si mette al lavoro o se sono una dalla “maternitá facile”. Ah, no. Ritiro subito il pensiero malevolo. Bisogna restare incinta. Lo dice la pubblicitá progresso.

Ricordo bene di quella ragazza che aveva il bar giusto di fronte a dove lavoravo io. Lei sí che l’aveva giá fatto, il bambino.

Nessun dramma. A parte i post di Facebook, due giorni di complimenti, di critiche, di “sei stupenda!” e di “che orribili smagliature!”, mi ricorderó sempre della sua espressione stanca, quando doveva chiudere e doveva fare le pulizie da sola.

Deve esserne valsa indubbiamente la pena. L’indipendenza, un bel lavoro, un figlio sano. Non ho mai visto nessuno, o meglio, nessuna, che le portasse la spesa o che le desse una mano a passare lo straccio per terra.

Perché mai? Mica l’hanno deciso le altre. Appunto. Perché poteva benissimo stare a casa, farsi lo smalto, aspettare le sette e iniziare a cucinare il brodo caldo per suo marito…Ah no. Questo non si fa. Poi se il marito diventa cattivo, se il brodo fa schifo, se il postino é piú gentile ..chessifa? Ci si separa? Chiaro, siamo nella civilizzatissima Europa. Poi ti cerchi lavoro, compri una giacca carina, lo trovi, ti ci paghi il corso di zumba. Cosí poi d’estate passi tutte le prove costume e vai in spiaggia col tuo bel bikini, perché cosí le donne indipendenti si divertono e sono libere.

A parte quella mia vicina. Quella era un pó vecchiotta, aveva giá messo alla prova il suo grado di “fertility” ed aveva due creature in etá da scuola.  Separarsi impensabile. Sarebbe stata una brutta mossa per una casalinga come lei, che faceva i conti a fine mese e molto bene e che sapeva che, tra la legge e gli assegni di mantenimento e questo e quello, non sarebbe rimasto di che pagare le bollette.

Perché quando ci si separa poi si va a vivere in due appartamenti diversi, non si puó scappare a casa della direttrice per l’associazione femminista regionale.

Restiamo nella civilizzatissima Europa, ci si rimbocca le maniche, si va al lavoro. Eh, mica a quarant’anni! Bisogna pensarci prima di perdersi dietro alla famiglia e alle pulizie di casa. Non aveva molte amiche, la mia vicina.

La veritá é che a noi donne piace vedere le prime pagine delle riviste con le nuove tendenze, magari l’anno prossimo ci andiamo a comprare il nuovo burkini push up, perché poi é scuro e snellisce. Poi ci dedichiamo a molteplici attivitá, come piovre, allo stesso tempo, andiamo in palestra, facciamo gli aperitivi, lavoriamo, studiamo e rispondiamo ai messaggi di whatsapp.

Tutto faremmo, men che aiutarci tra noi. Se anche ci facessimo la tessera “socia pari opportunitá”, la terremmo tra la tessera del supermercato e il buono dell’estetista, quella stronza che chiude il sabato mattina, perché non ha voglia di darsi da fare.

Alzo il volume, tanto sono sola in casa e non disturbo quella di sopra, l’isterica che passa l’aspirapolvere alle sette del mattino.

Siamo, in ogni caso, nella civilizzatissima Europa e preparo il caffé per due, per quando quella finisce con quel marchingegno infernale e scende di sotto per due chiacchiere e una sigaretta.

Sará che noi donne siamo dei bucaneve solitari, come la bidella di “Alexanderplatz”, sará che ci piace il pettegolezzo pungente, preferiamo la critica futile al consiglio, ci lamentiamo se nessuno ci aiuta ma vogliamo arrangiarci a tutti costi. O sará che viviamo meglio in inverno.

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Perché sciacquare

 

“Presentiamoci. Piacere a tutti, mi chiamo Stefania”

Questo blog nasce dalla voglia di, per l’appunto, sciacquarsi di dosso le infinite banalitá che dobbiamo berci ogni giorno come se fossero il drink del momento.

Nasce anche dall’esigenza di disintossicarsi da quel vizio di usare sempre belle parole, educate, quando la situazione puó essere descritta solo con delle sane imprecazioni nostrane.

 

Ma, piú sinceramente, questo blog nasce dalla necessitá di mettere nero su bianco quello che circonda la nostra giornata, quello che la svuota e quello che la riempie.

Mi chiamo Stefania. Sono studentessa di Lingue, cameriera stagionale, cameriera e basta, assidua frequentatrice di bar, alpinista ogni volta che si puó, motociclista nei giorni di sole, giovane precaria nelle statistiche di Rai News, Erasmus e viaggiatrice non esattamente hipster, instancabile bestemmiatrice e polemica per gli amici. E questo blog nasce dalla voglia di sciacquare l’interessante dal noioso, il vero dal falso, il bello dalla puzza di merda.