Il campanilismo

Perché ci teniamo all’ appartenenza

https://youtu.be/UN9ZQkoRzlM

Giusto oggi, senza notare cartelli stradali, archi, muraglie o altre strampalate costruzioni, ho passato il confine regionale tra Asturia e Galizia. 

Questo, per me, significa nulla piú che trovare alberghi municipali sempre aperti, con riscaldamento. Sono previsti dalla giunta con capitale Santiago de Compostela, i cui cammini sono evidentemente un patrocinio culturale da conservare e promuovere.

Tanta accoglienza, disponibilitá, sorrisi e saluti non mancano mai.

Eppure ho attraversato il famoso ponte di Tui, che separa la Spagna dal portogallo, sono passata indisturbata per cittá rivali e comarche, anch’esse rivali.

Proprio nel semplice e genuino Portogallo, non riesco a contare le occasioni in cui mi sono state spalancate porte a titolo gratuito. Un panettiere mi ha svegliato con pane caldo, un’ allegra signora mi ha invitato a cena con la famiglia e suo marito ha stappato il vino delle loro vigne. Un’ insegnante d’ inglese mi ha addirittura pervenuto il cellulare, che davo per disperso in qualche bar. Nessuno ha rubato il mio telefono. A Coimbra, sono stata invitata ad una festa in una delle famose Repubbliche, case storiche affidate agli studenti universitari.

 Proprio qui, nonostante la cultura e la nobiltá d’ animo, mi si fa presente quanto sono fortunata ad essere in Portogallo. 

Mica come altrove

Giusto giusto nell’ arrivare alla spagnola Tui, vengo poi placcata dalla responsabile dell’ albergo, che mi rassicura che, dal momento che sono in Spagna, sono al sicuro e nessuno ni giudicherá. Non mi sentivo, a dirla tutta, inpericolo o mal giudicata fino a quel momento.

Giungo in un caffé di una cittadella, chiedo indicazioni per il centro giusto accanto, mi viene detto che, chiaro, lí posso fare aperitivo in bar migliori.

Mica come  da quelli lá.

Fortuna che non mi intendo di calcio, altrimenti potrei scrivere un libro sulle associazioni Ultrá di ogni paese che mi invitano a tesserarmi per la loro squadra. 

Mica sarai per quelli di lá

Contraddizioni

Braccia rubate all’agricoltura

Nel cuore delle montagne asturiane ci si imbatte, strano a dirsi, in una serie di conoscenze fuori dal comune, di contraddizioni a volte, nell’ ambiente circostante come in chi lo abita. 

Inutile dire che tra una cittá e l’ altra si spargono paeselli da sogno rurale.

Il tanto acclamato sogno rurale, il ritorno dei giovani all’ agricoltura.

Fatto sta che, in questo viaggio, ho incontrato una certa quantitá di miei coetanei idealisti, amanti della natura.

Ragazzi che non vedono l’ ora di comprare due mucche, tre capre e vivere dei frutti dell’ orto.

Succede che, nonostrante la voglia di semplicitá, sorgono solo con le gambe stanche le necessitá di questi nuovi agricoltori. Quando si fa sera, in albergo deve esserci caldino, meglio il riscaldamento a pavimento, deve esserci assolutamente una connesione wifi, il salottino per lo yoga e se ci sono i figli dei gestori di mezzo, che scocciatura!

Sempre nei paraggi, quando si fa una certa ora, sono gli anziani dei paesi e le scarse famiglie che vivono ancora, per davvero, di settore primario ad improvvisare degli alloggi per noi giovini “avventurieri”. 

Questi agricoltori hanno passato tutti i sessant’ anni. Chi non é pensionato gestisce l’ allevamento delle bestie, un figlio si accolla kilometri per portare gli animali in alpeggio, il padre si prende cura delle stalle, salta fuori un’ altra ragazzina dagli orti, con gli stivali ben zozzi di terra e letame. 

Mentre noi camminiamo per piacere, per esperimentare filosofie di qualche maestro orientale o per riavvicinarci ad un lavoro duro per cui non siamo stati minimamente svezzati, capita di incappare in chi ne sa qualcosa, di questo lavoro.

Capita che il vecchio cpn gli scarponi ondosso, che conosce le montagne come le sue tasche, non venga ascoltato quando da consigli, capita che la signora cicciottella che ci offre una pensione venga snobbata, lei e i suoi marmocchi che gironzolano per la sala.

Ieri sera sono corsa a cercare il mio wifi in un baretto, mi ha aperto una bambina, la copia sputata della barista, una piccoletta fuori dal comune, ovvio.

Mi ha accolto come se fosse la cosa piú naturale del mondo che le andassi a scoccare internet, mi ha offerto il liquore che fa a casa, per scaldarmi. I caloriferi erano spenti. 

Contraddizioni, sí, o meglio, un abisso tra chi dice di desiderare una vita dura e genuina e chi la vive.  

Anziani

Mi capita spesso, quando cammino per le montagne asturiane, di sentirmi particolarmente a casa.

Deve essere la vaga somiglianza dell’ ambiente con il paese in cui sono nata e cresciuta. Piccoli, minuscoli agglomerati di casupole costruite con un materiale di disponibilitá immediata qui. La pietra. 

Non é affatto semplice potersi costruire una vita lavorativa o una famiglia se ci si nasconde per cime o valli austere. I giovani scelgono di agglomerarsi in centri urbani, o quantomeno in localitá piú comodamente accessibili. 

Chi resta ad abitare questi spazi naturali? Anziani.

Signore avvezze a chinarsi negli orti, spesso vedove, cacciatori da tutta la vita che arrampicano per salite e discese arcigne finché le ginocchia gli danno retta.

Quando mi incontro di passaggio, o chiedo delle indicazioni stradali, mi fermano a chiacchierare, passerebbero ore lí, con una persona estranea, a raccontare del piú e del meno. 

Strano a dirsi, ma sono sempre piú convinta che la loro vita da anziani, la loro vecchiaia, sia incredibilmente serena tra queste nebbie montagnose. Si dedicano al lavoro rurale, tengono bestie, galline, capre, mucche, hanno dei cani, si ritrovano al bar a ridere e scherzare insieme.

Mi ritrovo ad ammirare i loro ultimi anni felici, al freddo, sí, a spaccare la legna, ma attivi e, piú di ogni altra cosa, a casa loro. 

La leggenda

Capo Finisterre.

Il famigerato caput mundi.

Alla notte dei tempi, cristiani, pagani, miscredenti, si recano all’ emblema della leggenda, per celebrare riti, pregare, o per metterci sopra un lounge bar, un hotel e un negozio per i regalini. 

Sono da sempre un’ inguaribile realista, credo a ció che metto alla prova e che esperimento con mano, ma anche io, simile ai miei simili, mi lascio affascinare e mi faccio travolgere dai racconti degli uomini saggi. 

E cosí scopro che, in realtá, uno dei punti cardinali piú occidentali in Europa si trova solo a pochi kilometri, al faro del villaggio di Tourinan.

Un pellegrino veterano si offre di accompagnarmi, a salutarci solo un’ anziana signora in calzettoni, con una capra al guinzaglio. 

Madre Natura affiora in tutto il suo potere, ignara di noi, che ci inginocchiamo davanti a roccie granitiche spettacolari. 

In un altro incontro saggio ho capito che l’ uomo, procuratosi cibo e acqua, cerca la  leggenda, la comprensione al suo dolore e una ragione per omaggiare i giorni propizi. Ci muoviamo, di fatto, per fame e religione. 

Ripenso ad un altro uomo, saggio o meno, che recitava :” fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtud e conoscenza”.

Il turismo

Villaggi piccoli. Minuscoli. 

Centri rurali che sarebbero abbandonati se non per un fenomeno che ci riguarda tutti da circa cinquant’anni. Il turismo. 

I pellegrini di Santiago, i visitatori, i turisti, sono quelli che permettono di rianimare e vivere aree che altrimenti rimarrebbero dimenticate e abbandonate.

Il gioco poi si fa prendere la mano. Si vanno a creare borghi che appaiono come ristoranti a cielo aperto, vetrine lunghe kilometri, un consumo dovuto, obbligatorio per chi passa per questi luoghi costruiti ad oc. 

Ci si diverte, poi, per davvero in questi paesi dei balocchi? 

Sicuramente, ci si investono le vacanze. 

Ci si spendono soldi e ci si sente bene, soddisfatti, forse, tra questi bei balocchi. 

La religione 

Sono arrivata a baciare il famigerato santo di Santiago de Compostela. 

Santi, santini, santelle da tutte le parti… Infine una messa, in spagnolo, per pellegrini provenienti da tutto il mondo e tanti, tantissimi turisti. 

Questo prete continua indisturbato la sua omelia, non gli importano i flash, le foto, la gente che gironzola tra i banchi. 

Non lo ascolta nessuno, eppure segue con  la celebrazione senza colpo ferire. 

Non sono religiosa, ho avuto anche la fotuna di avere una famiglia che non mi la imposto uno o l’ altro credo. Forse proprio questo ha fatto in modo che mi incuriosissero queste comunitá spirituali, talvolta immense. 

La mia curiositá e il mio imparziale rispetto. 

Mi chiedo perché ignorare il povero prete che parla, mi chiedo perché non aspettare a farsi i selfie, solo perché una persona sta parlando. 

Dietro a queste sette enormi ci saranno, sí, capitali che si muovono, interessi e giochi di potere, ma c é anche un numero consistente di persone che si sente identificato in un’ unica ideologia. 

Tutte queste persone meritano che si rispetti la loro religione. Si tratta del loro privato e delle loro convinzioni.

Calpestarci l’ un con l’ altro lo facciamo giá, per denaro e per natura umana, lasciamo almeno alle idee la libertá che meritano. 


Tendenza

Sono in una delle cittadelle piú suggestive della Galizia. Redondela. 

Tranquillitá, paesani in festa, domenica, ragazzi in giro a bersi una birra. 

Voglio raggiungere il Coctail bar panoramico, straripante, coppe e bancone da coctail davvero invitanti. 

Sono in ciabatte, poca voglia di uscire nuovamente con delle scarpe… Mi sento addosso delle occhiataccie. Wifi non c é.Rotto. 

Tendenza? 

Moda. Il divanetto che odora ancora di imballaggi, camerieri con camicie nuove dal taglio impeccabile. 

Eppure, la tendenza non é tutto. Va saputo usare, il bancone da coctail, perché i divani smetterannodi profumare anuovo. Ma i goderecci non smetteranno di voler bere bene.